Il Teatro ed il Corso Marrucino

La denominazione di corso Marrucino ricorda l’antico popolo che fondò la località. Il Corso di Chieti era denominato sino a circa il 1890 “Corso Galliani” e comprendeva il tratto di strada fra il Largo Trento e Trieste (largo della Trinità) e il largo San Gabriele Valignani (chiamato Largo del Pozzo).

La Città di Chieti, sin dall’antichità, è stata caratterizzata dalla presenza di imponenti strutture architettoniche adibite alle rappresentazioni ed agli spettacoli pubblici. Nella Teate Marrocinorum, nome romano della Città, infatti, vennero eretti tra la fine del I secolo a.C. e la metà di quello successivo un Teatro ed un Anfiteatro, conservati ancora oggi in quella che un tempo era l’acropoli. Il Teatro, luogo fisico privilegiato per la diffusione della cultura e per le attività di socializzazione, viene immediatamente identificato come valore fondante della vita della collettività. Per questo, Teate, non meno di altre città delle province romane, si era dotata di uno spazio architettonico capace di ospitare spettacoli e manifestazioni ludiche a servizio delle popolazioni.
Tuttavia, la storia degli edifici teatrali costruiti a Chieti in epoca romana seguì le sorti della maggior parte dei Teatri coevi e fu segnata da quel declino che, durante il periodo delle invasioni barbariche, diede inizio ad un lungo periodo di decadenza delle strutture destinate allo svolgimento delle rappresentazioni. Infatti, per tutto il periodo medioevale, gli spettacoli ebbero luogo esclusivamente nelle piazze, nelle Chiese e nelle grandi sale dei palazzi ed i teatri furono completamente abbandonati.
In linea con quanto riportato nella storia del teatro italiano, anche nella Città di Chieti l’esigenza di tornare a rappresentare spettacoli in edifici dedicati,
costruiti nel rispetto dei criteri dettati dai vari generi, torna ad essere sentita solo in epoca moderna a seguito della nascita del teatro del Cinquecento, caratterizzato da una scena chiusa e delimitata, un palcoscenico per le esibizioni e gradinate per il pubblico. La Città di Chieti, rinverdendo la propria vocazione culturale, nella seconda metà del XVIII secolo, costruisce un nuovo edificio destinato al teatro: è il cosiddetto Teatro Vecchio, uno dei primi teatri moderni in Abruzzo. Le linee architettoniche dell’edificio e le sue dimensioni originarie restano pressoché ignote, a causa delle moltissime trasformazioni di cui fu oggetto nel tempo e, non ultimo, dei diversi usi ai quali fu adibito. Dalla piantina per le prenotazione dei posti, risalente al 1790, si può tuttavia rilevare come il Teatro comprendesse tre ordini di palchi, una platea e, probabilmente, un loggione. Oggi, di questo edificio, resta solo la facciata, arricchita di graffiti di arte veneziana eseguiti dai soldati che prestarono servizio presso il Distretto militare di Venezia che, nel corso della Prima Guerra Mondiale, fu istituto proprio in quella sede. L’amore e l’interesse della Città di Chieti per la cultura ed il Teatro trovano espressione anche in altre due testimonianze: si tratta della costruzione di due piccoli teatri che, negli stessi anni, furono realizzati a Palazzo Martinetti, ad opera dei Gesuiti, e nell’attuale palestra del Liceo Classico G.B. Vico, ad opera degli Scolopi.

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