La Cattedrale di San Giustino

L’Antico Borgo Chieti si trova nelle vicinanze del sito che ospita la chiesa cattedrale teatina. Tralasciando le ipotesi su eventuali preesistenze classiche o paleocristiane, si è a conoscenza della consacrazione di un nuovo edificio dedicato a San Tommaso Apostolo da parte del vescovo Attone I nel 1069 (il 5 novembre).

Sorgente sui resti di due fabbriche preesistenti, la cui struttura ci è sconosciuta; una di queste probabilmente fu distrutta nell’incendio che Pipino appiccò alla città nell’801, l’altra crollò in una data imprecisata, dopo essere stata realizzata dal vescovo di Chieti Teodorico I, di origine franca (840).
La fabbrica di Attone doveva avere l’orientamento odierno, anche se non ci è pervenuta in nessun modo, se non (forse), in qualche elemento della cripta, ristrutturata nel trecento, secolo a cui si deve anche la costruzione dei primi tre piani del campanile.
Nel 1498, Antonio da Lodi aggiungerà l’ultimo piano e la cuspide. L’edificio comincia ad assumere le fattezze odierne a cavallo del Seicento, quando l’arcivescovo-conte di Chieti, Matteo Seminiato, procede ad una prima grande ristrutturazione, alle quale ne seguiranno altre anche a causa dei rovinosi terremoti che si abbatterono sulla zona (prima di tutto il famoso sisma del 1703).
È in questo periodo, tra gli arcivescovati di Monsignor Francesco Brancia (1769) e Luigi Ruffo Scilla (1881), che la chiesa assume le forme di delicato tardo barocco che contraddistinguono l’interno.

Tra gli anni 1920 e 1936, viene progettata e realizzata da Guido Cirilli la sistemazione che rivoluziona la facciata ed il fianco della cattedrale (che poi è quello che la chiesa mostra alla piazza), ridisegnato in forme medievali ispirate in parte ai pochi elementi della decorazione coeva superstiti nella zona absidale, in parte più cospicua ad esempi romanici della zona adriatica meridionale. Viene eliminato l’ingresso laterale (originariamente corredato da una scalinata e da un portico), disegnato un nuovo portale, sempre tangente all’ingresso vero e proprio, una nuova facciata per il transetto, mentre chiesa e campanile venivano inglobati in una zoccolatura marmorea e veniva riedificata la cuspide campanaria caduta nel 1706 a causa del terremoto.

Negli anni settanta, la politica di “ripristino” allora perseguita dalla sopraintendenza regionale, distrugge le decorazioni barocche della cripta, riportando alla luce il sottostante “strato” medievale di mattoni a vista e solo poche tracce di affreschi.

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